sabato 22 gennaio 2011

Farenaight 451


La mattina prometteva bene. La foschia si era alzata lasciando i vetri liberi da quella sorta di patina che li aveva ricoperti fino a poco prima. Il ticchettino del vecchio pendolo sembrava scandirne le particelle oltrepassando perfino i millesimi di secondo … fastidioso, logorroico, ripetitivo e continuo.

Si accese una sigaretta stiracchiandosi mentre si alzava dalla poltrona, un rumore brusco ed improvviso distolse per un attimo i sensi dall’incessante ticchettio … un libro a terra. Immemore di averlo tenuto sulle gambe dopo aver terminato l’epilogo si sorprese come fosse caduto dal soffitto.

Con movimenti lenti e svogliati si apprestò alla porta finestra del balcone, quindi l’aprì ed un baleno una ventata di aria gelida si appropriò del suo viso intirizzendolo. Di lontano giungeva un canto ma vano il tentativo di smorzare l’eco delle ultime parole udite che ancora riecheggiavano nelle sue orecchie.

Svogliatamente aspirava una boccata di fumo soffermandosi a guardare a quale velocità la brace consumava la sigaretta, come fosse stata la prima volta che assisteva al fenomeno … eppure come a caccia di un’emozione nuova in gesto pressoché antico. Il fumo saliva piano verso l’alto.

Non era facile mettere ordine in tanti pensieri spesso diametralmente opposti. Troppi e troppo velocemente volteggiavano nella sua mente … così veloci scorrevano da rendere inutile il tentativo di afferrarne uno, così decise di separarli per priorità acquisite.


Nulla sembrava avere un valore reale eppure tutto era dannatamente indispensabile. Improponibile l’idea di scartare e privarsi anche di un solo brandello di idea. Il freddo nel frattempo trafiggeva le ossa sferzando colpi sempre più duri. La carne può resistere all'impensabile.

Gli occhi alzati al cielo, la brace della sigaretta che era ormai penetrata nelle dita fece sobbalzare per un istante la statica immobilità dell’essere. Come un lampo improvviso al quale non segue il tuono. Un occhio fisso sul libro aperto sul pavimento … una dedica scordata o accantonata.

Un insano sorriso all’improvviso s’impossessa di quel volto ormai prossimo al disgelo tanto sembra il tempo trascorso, ed una parola scritta … letta … detta … torna a farsi strada prepotentemente scavalcando il marasma insulso della moltitudine di pensieri.

Si, devo fare ordine si disse, ma non oggi, non con questo cielo. Non senza una sigaretta. Si strinse nelle spalle volteggiando sui suoi stessi piedi e si diresse nuovamente all’interno per accoccolarsi di nuovo e fumare al caldo ricordo che manteneva vivo il sorriso sul suo viso.

Non oggi” ripetè ad alta voce come se qualcuno potesse udire il suono emesso .” Troppe cose devo fare, tutti i pensieri possono aspettare. Ho tutte le risposte. Mi mancano le giuste domande. Ma non è tempo di pensarci adesso. Ora voglio solo …” chiudendo gli occhi si scaldò con una
parola.

2 commenti:

Madame Bovary ha detto...

Meravigliose le tue parole, meraviglioso questo post, sarà che mi sono rispecchiata ogni sillaba letta....
Un abbraccio, a presto

Bad Hands ha detto...

perché mi sembra così inquietante?